Verdi, il Festival, il bicentenario alle porte e la discussa gestione Meli. Si torna a parlare della crisi del Regio e a farlo, ieri pomeriggio nella sede della Famija Pramzana, sono i due grandi accusatori del sovrintendente del teatro: i maestri Michele Pertusi e Sebastiano Rolli.
Sembra di essere alla prima di un’opera, l’attesa è la stessa. "Dov’è il maestro? E’ già arrivato?" si chiede qualcuno nella piccola sala gremita della fu Porta S.Francesco. Invece Pertusi stavolta non deve cantare, come negli ultimi anni ha fatto con successo straordinario nei teatri di mezzo mondo. La sua performance qui forse è meno scontata: seduto insieme al presidente dell’Associazione Il Borgo Eugenio Caggiati e al maestro Rolli, tenta di spiegare soprattutto da un punto di vista artistico quanto sia stato disastroso finora il mandato di Mauro Meli.
"E’ dalla crisi che nasce l’inventiva - esordisce Pertusi citando Albert Einstein - Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza". Nonostante manchi una menzione esplicita, il riferimento è fin troppo chiaro: in platea, in cui è seduto anche il Presidente della provincia Vincenzo Bernazzoli, scoppia l’applauso.
"Nel 2013 - continua Pertusi - tutto il mondo festeggerà Verdi secondo un progetto che porterà nelle maggiori capitali musicali la sua musica. Il nome del Teatro Regio non c’è in questo tour, Parma è tagliata fuori". Dunque come fare per riportare il Regio agli antichi splendori?
Non è l’unica domanda a cui Rolli e Pertusi hanno cercato risposta. I due si sono interrogati su cosa a buon diritto si può definire ’festival’, sul perchè mancano i fondi e sul ruolo a cui il Regio dovrebbe puntare nel palcoscenico internazionale. E sulla base delle risposte che si sono dati hanno provato a studiare un progetto.
"Perchè non tornare alle stesure originali delle partiture? - si chiede Rolli - Se si vuole diventare un punto di riferimento internazionale dell’esecuzione verdiana, così come lasciava intendere Meli paragonando il nostro Festival a quello su Mozart a Salisburgo, bisogna tornare alle volontà espresse da Giuseppe Verdi".
Tra i tanti melomani presenti in sala corre il primo brivido. "Il Verdi che si è abituati a sentire in tutto il mondo - spiega Rolli - non è quello che il compositore aveva in mente, perchè sono passati duecento anni e la prassi è gradualmente cambiata tradendo così le intenzioni dell’autore. Bisogna pulire le esecuzioni dalle incrostazioni del tempo e per farlo ci vuole un serio progetto musicologico. Poi, a partire da questo creare un’accadeima in cui si insegni, come in nessun altro posto al mondo, ad eseguire il repertorio verdiano: in questo modo crescerebbe una nuova generazione di interpreti".
"Come hanno fatto a Salisburgo con Mozart, a Pesaro con Rossini o a Vedlago con Puccini - riprende Pertusi - ci sono un sacco di errori che si definiscono tradizione. Come per esempio il numero di opere. Le opere di Verdi non sono 27!" Il pubblico trasalisce come per un colpo di scena, ma si accetta la lezione e si continua ad ascoltare rapiti.
"Dunque - riprende Rolli - i dvd delle 27 opere sono un’operazione commerciale antistorica, che rientra nella logica del grande evento: profondamente sbagliata. Vogliamo servire Verdi o vogliamo servirci di Verdi?"
Ma le stoccate dei due esperti, seguite dagli applausi dei presenti, non si fermano qui e se possibile si fanno anche più feroci. Così, ritornando alle parole del grande compositore, Pertusi affonda: "Lo stesso Verdi non si fidava dei sovrintendenti e direttori di teatro che mettevano mano alle sue opere".
Anche le cifre, poi, sembrano condannare Meli senz’appello. I tre relatori dell’incontro parlano di 12 milioni di debiti e le cose non vanno bene neanche per quanto riguarda i numeri degli spettatori. "Questa gestione - ricorda Caggiati - ha riportato trionfalmente che il 10% del pubblico era straniero. A Vedelago gli spettatori stranieri sono il 46% e a Pesaro il 55%. Per non parlare di Salisburgo che supera il 90%. Non c’è proprio nulla per cui esultare".
"Ma vedi - gli risponde amaro Pertusi - a Salisburgo fanno le cose seriamente, tramite concorsi trasparenti: non c’è un Confalonieri che ti dice chi prendere come sovrintendente".
(Igor Micciola)