La gentilezza paga. Conviene non solo a chi la riceve ma a chi la pratica nella vita quotidiana ma anche, e soprattutto, in quella lavorativa. Se sul luogo di lavoro il collega gentile era una volta il tonto di cui ci si poteva approfittare, adesso è invece quello da tenere d’occhio e magari da imitare, perché farà carriera. Dei miti non è solo il regno dei cieli dopo la morte, ma anche il posto più ambito nell’aldiquà. Benvenuti nell’epoca di quello che gli americani, dopo aver analizzato anche il fenomeno delle occupazioni anti finanza e sempre un passo più avanti di noi, hanno già battezzato «soft power». Le persone per bene oggi hanno più vantaggi nello spazio pubblico del lavoro e della carriera, del web e dell’economia 2.0.
In Francia si è celebrata la terza Giornata della gentilezza, lanciata dalla rivista Psychologies Magazine e da allora andata in crescendo. Quest’anno, in particolare, Psychologies punta sulla gentilezza sul lavoro, un luogo dove, in effetti, se ne avverte generalmente il bisogno. Risultato, un «
Appel à plus de bienveillance au travail», un successo travolgente. L’hanno sottoscritto più di 250 società, fra cui colossi come Groupama, Sodexo e France Telecom (colosso ex statale travolto da un’ondata di suicidi per mancanza di governance interna) che rappresentano oltre 400 mila dipendenti (
per consulatre clicca qui). Insomma, una grande ondata di umanità sta per sommergere gli uffici francesi, dove finora il detto consolidato dalla saggezza popolare era «trop bon trop con», troppo buono troppo scemo.
Addio al manager duro, cinico, che non deve chiedere mai «per favore» e men che meno pronunciare un arrendevole «grazie». L’arroganza non si espone più in pubblico e l’avidità resta magari una qualità privata ma solo se inzuppata nella camomilla dell’umana gentilezza. I colletti blu di Wall Street (siete liberi di immaginare le location che volete, incluso Largo da Strada e Portici del Grano) sono definitivamente fuori moda, inceneriti dalla crisi, falliti insieme alla Lehman Brother, diventati una reliquia da museo come il loro contrario. Addio anche al Fantozzi tremebondo davanti al ’megadirettore galattico’ cav. del lav. lup. mann fig. de putt. I 250 titolari e amministratori delegati d’oltralpe proclamano che «noi crediamo che la gentilezza e la performance economica siano indissociabili» e condannano «le pratiche imprenditoriali nefaste» come fissare obiettivi impossibili, dare istruzioni paradossali e governare attraverso lo stress (dei dipendenti, in linea di massima). Troppo bello? Forse sì. Si sa che i francesi in generale e i parigini in particolare non hanno fama di essere troppo gentili. Tutti conoscono la massima di Cocteau: i francesi non sono altro che degli italiani di cattivo umore. Tuttavia per la strada, in metropolitana o in fila dal panettiere al viaggiatore attento non sembra che a Parigi ci siano più villani che a Parma, anche se ce ne sono sicuramente più che a Tokyo, ma solo perché i giapponesi sono di una cortesia aliena. Il sobrio stile Cancellieri-Monti - per riagganciarci alla cronaca - dovrebbe impregnare la nostra città partendo da piccoli, quotidiani gesti di buon vicinato e collaborazione a fronte del vuoto culturale e progettuale del ventennio che a fatica ci si lascia alle spalle. La capacità di reazione di un tessuto sano si misura anche in minuscole frazioni, più che in proclami roboanti.
La Ratp, l’azienda dei trasporti di Parigi, ha lanciato una grande campagna per esortare i suoi utenti a non restare stravaccati anche davanti a donne incinte e vegliardi invalidi né a scaraventare per terra i vicini uscendo o entrando dai vagoni della metro.
Evidentemente si avverte un bisogno di gentilezza. Per il professor Emmanuel Jaffelin, autore di un interessante ’Éloge de la gentillesse’, è anche arrivato il momento di ottenerla. Perché oggi - dichiara al quotidiano Le Parisien - la gentilezza è diventata «una forma di intelligenza del cuore, il vero forte è quello che dona. Gentile, nel suo senso antico, designava il nobile. La Rivoluzione francese, decapitando il gentiluomo, ha dato alla gentilezza l’occasione di diventare una virtù repubblicana». La gentilezza, insomma, è un valore democratico. E, come spiega Psychologies citando i soliti bizzarri studi scientifici anglosassoni, per almeno sette pratiche ragioni. Eccole: la gentilezza rende felice chi la pratica, rinforza il sistema immunitario, migliora le prestazioni altrui, dà sollievo al dolore, è piacevole, motiva al bene, è contagiosa. E adesso proviamoci, per cortesia.
(Nicola Gandolfi)