07 August 2012
Oggi l'anniversario di Marcinelle. Pizzarotti: "Anche oggi troppe morti sul lavoro"
07 August 2012
Patrizia Maestri
Pizzarotti
L’8 agosto del 1956 nella miniera di Marcinelle, in Belgio, morirono 262 operai di cui 136 italiani. E' un episodio che ancora oggi scuote le coscenze di tutti ed è rimasto scolpito nella memoria di tanti. Dopo il ricordo della Cgil di ieri (LEGGI SOTTO) ora interviene anche il sindaco Federico Pizzarotti che con una nota.

IL COMUNICATO DI PIZZAROTTI
"Fu una strage di minatori vittime del lavoro. Il ricordo di questi operai, italiani e non, è dunque un’occasione  per commemorare tutti i caduti delle morti bianche, all’estero ma anche in patria. Per questo il Governo nel 2001 istituì “La Giornata del sacrificio del lavoro degli italiani nel mondo”, proprio in occasione del ricordo della strage di minatori, in osservanza anche dei valori affermati dall’articolo 1 della nostra Costituzione.

“Sono sempre tanti, anche oggi, gli operai morti sul posto di lavoro – ha detto il sindaco Federico Pizzarotti – e questo ci deve far riflettere: dobbiamo porci l’obiettivo di migliorare sempre più le norme che tutelino i lavoratori, affinché nessuno trovi più la morte durante l’esercizio di un proprio diritto. Ricordare la tragedia di Marcinelle – ha concluso il primo cittadino –  è dunque un gesto indirizzato su quest’ottica: rievocare a noi stessi la necessità di proseguire, giorno dopo giorno, il cammino verso una legislazione che tuteli maggiormente diritti già acquisiti”.

LA NOTA DELLA CGIL DI PARMA
«MARCINELLE 56 anni dopo»
Mercoledì 8 agosto ricorre la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita dal Governo in memoria della tragedia di Marcinelle 
Mercoledì 8 agosto ricorre la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita dal Governo in memoria della tragedia di Marcinelle, in osservanza dei valori affermati dall’art. 1 della Costituzione.Anche la Cgil di Parma, facendo proprio anche l’invito del Prefetto Viana, desidera cogliere l’occasione per ricordare, in quella giornata, tutti i caduti sul lavoro in Italia e all’estero.
La celebrazione dell’anniversario della tragedia della miniera di Marcinelle, dove, l’8 agosto del 1956, persero la vita 262 minatori, in grande maggioranza italiani, è un’occasione significativa per rendere omaggio all’emigrazione italiana, alle sue tante vittime e a quanti, nella ricerca di una vita migliore, hanno sofferto sfruttamento, discriminazioni e razzismo.
Sono passati tanti anni da quando migliaia di lavoratori italiani emigravano per cercare quella dignità che solo il lavoro e un reddito decoroso possono dare per se e per la propria famiglia, e il nostro Paese sta vivendo il fenomeno inverso, ovvero quello di migliaia di uomini e donne che fuggono dal loro Paese per venire nel nostro alla ricerca di un riscatto, pari a quello che noi agognavamo mezzo secolo fa.
Seppur la crisi mondiale stia colpendo ferocemente anche il nostro Paese abbassando le aspettative di tanti lavoratori , continuiamo a vedere , a volte impotenti, a quella tragedia che è lo sradicamento di tante persone dalla loro terra, per fame, guerre e sfruttamenti, e che approdano in un mondo che purtroppo troppo presto mostra il proprio disincanto.
Quegli sfruttamenti e schiavismi che abbiamo conosciuto sulla nostra pelle e che proprio per questo non dovrebbero avere alcuna cittadinanza nel nostro paese , purtroppo stentano ad essere sradicati. Non è solo volontà politica ma è anche e soprattutto civiltà.
Il lavoro continua a pagare un prezzo altissimo in fatto di dignità e rispetto. Oggi appaiono più importanti le compatibilità degli equilibri finanziari che quelli della convivenza civile e decorosa di uomini e donne. Lo spread sociale e del lavoro dovrebbe essere il vero misuratore del benessere di un Paese.
Quest’anno il mondo del lavoro ha finalmente onorato la figura di un grande lavoratore quale è stato Placido Rizzotto, sindacalista della Camera del Lavoro di Corleone, che con il sacrificio della propria persona ha incarnato quanto di più profondo è alla base del lavoro: la persona con la sua dignità. I funerali di stato hanno rappresentato un forte richiamo al valore del lavoro e alla nostra Costituzione che ne esalta il ruolo centrale nella società. Crediamo che oggi sia indispensabile che tutte le Istituzioni e ogni singolo cittadino difendano questo spirito.
I lavoratori della nostra Emilia, fra l’altro hanno pagato ancora una volta un prezzo alto nella tragedia del terremoto. Lavoratori, uomini e donne di ogni colore e razza, per primi stanno difendendo con il lavoro, e senza riserva, non solo il futuro proprio ma dell’intera nostra terra. Un esempio.
Così come risulta inacettabile che il lavoro venga ancora oggi contrapposto alla salute del cittadinoe e che non si sia viceversa intrapresa una politica industriale seria, di cui il nostro Paese ne potrebbe avere giovamenti incredibili anche dal punto di vista dell’occupazione, finlmente ecocompatibile ed ecosostenibile. Che alla fine del lungo tunnel dell’Ilva di Taranto l’alternativa inevitabile sia la chiusura o l’avvelenamento di lavoratori e cittadini diventa l’ennesimo sfregio a questo Paese.
Per tutti questi motivi e allo stesso modo la Cgil sta contrastando le decisioni del Governo che appaiono dettate da una politica europea miope e iniqua. Decisioni che mostrano l’assenza di una politica che difenda veramente il lavoro, con tagli indiscriminati ai servizi pubblici che si abbatteranno soprattutto su lavoratrici, lavoratori e pensionati che già tanto hanno pagato per una crisi non provocata da loro.
Decisioni che rischiano di mettere in atto la sostanziale liquidazione del nostro welfare e di conseguenza il mantenimento di quel legame di solidarietà tra uomini e donne che tanto ha contribuito allo sviluppo economico dell’Italia e che può ancora contribuire alla crisi del nostro Paese. Per queste ragioni e per mille altre ancora la CGIL di Parma ricorderà il sacrificio di Marsinelle come doveroso rispetto non solo di quei lavoratori ma di tutte le persone che nel lavoro continuano a credere come liberazione personale e affermazione della propria dignità